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Anche questo appuntamento con il
dott. Eduardo Grecco, psicoterapeuta argentino, ma residente in
Messico, è stato ricco di insegnamenti e di emozioni. Con
il suo umorismo, unito ad una grande comunicativa, è riuscito
a trasmetterci in modo leggero degli insegnamenti che in realtà
non lo erano affatto.
Credo che la sua verve, invece che dal latino verbum, derivi piuttosto
dal suo essere un Vervain, come lui stesso ama ripetere !
Rifacendosi alla dottrina del dott. Edward Bach, ha sottolineato
come la sofferenza psichica o fisica, sia sempre originata da un
doppio conflitto, di cui il primo è tra l'anima e la personalità.
L'anima, nonostante sia immortale, deve imparare, e l'unico mezzo
che ha per evolversi è l'incarnazione. Sebbene l'anima ne
scelga le condizioni, la personalità non accetta i suoi dettami
e questo apprendimento diventa fonte di sofferenza. La malattia
va vista come un regalo, un'opportunità per la nostra evoluzione.
Il secondo conflitto è tra l'io e l'altro. Impariamo attraverso
i rapporti umani : esistere è coesistere, quindi è
sempre meglio una relazione sofferta che la sua assenza. Da bambini
ci viene insegnato a reprimere le emozioni, per il dott. Grecco
i nostri genitori ci hanno reso mediocri emozionalmente e sono proprio
le emozioni e le esperienze non vissute intensamente che ci fanno
ammalare. Si deve imparare anche dalle emozioni negative.
Riferendosi alla vita del dott. Bach, egli ipotizza che anche il
tumore intestinale a lui diagnosticato, possa venire inquadrato
in un momento di probabile conflittualità. Di fronte alla
morte, il dott. Bach decise di sviluppare al massimo le sue ricerche,
trasformò l'emergenza in un emergere, un'iniziazione, un
cambiamento spirituale e psicologico. È questa la grande
lezione che dobbiamo imparare.
Dopo aver ricordato l'importanza dell'ordine cronologico ed i criteri
con cui i fiori furono scelti, afferma che "non esistono malattie
psichiche e malattie fisiche, ma esiste il malato".
I sintomi esprimono ciò che la coscienza vuole far tacere,
hanno un loro linguaggio e vanno messi in relazione con le emozioni.
Il paziente rivela tramite i sintomi, che sono la memoria di situazioni
traumatiche, le emozioni che non può esprimere, i fiori,
in quanto "emozioni liquide", lo aiutano a riconnettersi
con le sue. La storia che ci racconta il paziente è stata
rielaborata dalla memoria personale, secondo come è stata
vissuta, ed in base alla sua essenza floreale tipologica. Ma c'è
anche una memoria transpersonale che copre varie aree : karmica,
familiare ed archetipica.
Dopo tali premesse, il dott. Grecco ha analizzato le infermità
mentali suddividendole in tre grandi forme di espressione : nevrosi,
psicosi e psicopatie.
Il primo, e più numeroso gruppo, comprende le nevrosi da
angoscia, fobiche, isteriche, ossessive, depressive, impulsive e
psicosomatiche. Per ognuna propone diversi approcci floreali, insistendo
sull'importanza della relazione con il paziente, considerata determinante
per ottenere un effetto terapeutico.
Parlando della depressione, afferma che è sempre legata ad
una perdita affettiva, anche se, in realtà, non possiamo
perdere qualcuno perché non lo possediamo. Dovremmo imparare
a vivere un ricordo doloroso "come una carezza", sentire
profondamente quello che l'altro è stato nella nostra vita
e recuperare così le energie spese nella relazione. Per sottolineare
la necessità della verbalizzazione e dell'elaborazione di
un lutto o di un abbandono, ci racconta alcune sue esperienze personali
che, a me, ma credo anche a tutti gli altri partecipanti, hanno
fatto venire i brividi e suscitato una profonda e sincera empatia.
Polemizzando con una certa cultura floreale, invita a non abusare
del Rescue Remedy, da lui visto come un rimedio soppressore, se
il sintomo viene soppresso, senza una preventiva elaborazione, il
problema non risolto si manifesterà sotto un'altra forma
: "ciò che non si esprime, non si cura".
Prosegue sottolineando l'efficacia che i fiori possono avere nei
disturbi bipolari, in passato chiamati psicosi maniaco-depressive.
Tali pazienti sono molto instabili, però non vanno bloccati,
dovrebbero riuscire ad oscillare armonicamente. Per ottenere un
tale risultato, suggerisce Scleranthus, considerato uno stabilizzatore
emotivo poiché facilita l'integrazione delle polarità.
Spesso i loro sintomi derivano da talenti incompresi e quindi repressi.
L'incontro termina con l'esortazione a mantenere una mente aperta
ed uno spirito di ricerca, per non cadere nei dogmatismi. Si deve
pensare in modo floreale per poter aiutare il paziente a scoprire
le cause della sua malattia, il floriterapeuta dovrebbe essere "un
ostetrico che aiuta a partorire le proprie emozioni".
Simona Zacchini
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